“Dillo tu a mammà” di Pierpaolo Mandetta: il blogger e scrittore si racconta

di Annarita Caramico

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“Mi mancano il mare, la pasta di mamma, il profumo di stalla, ma tengo duro: adda passà”: Pierpaolo Mandetta, originario di Paestum, l’omofobia, il suo nuovo libro e la sua vita social. Pierpaolo Mandetta, classe ’87, è nato a Paestum in una classica famiglia meridionale e, dopo una fase adolescenziale particolare, si è trasferito al Nord ed è diventato famoso con il suo blog ‘Vagamente Suscettibile’. La sua pagina Facebook supera i centomila like. Ha auto-pubblicato una collana di racconti erotici, un urban fantasy e il romanzo “Cuore Satellite”. Dall’undici maggio è in libreria con “Dillo tu a mammà” edito da Rizzoli.

“Da dov’è nata la tua passione per la scrittura? Come spieghi il tuo successo sui social che, possiamo dire, si è trasformato in un vero e proprio lavoro?”

“Lo ammetto, la scrittura è stata prima un’esigenza e poi una passione. Non ero un ragazzino prodigio che scriveva temi brillanti per il giornalino della scuola, no. Ero anzi un “ciucciariello”. Alle medie, però, i bulli mi menavano, mi chiamavano “frocio” di continuo, e così sono diventano molto timido, ho faticato a uscire di casa per tutta l’adolescenza. Scrivere è stata la mia rinascita sociale, il mio modo di dire al mondo “non è finita, tornerò”. Credo che ciò che scrivo sui social piaccia perché è vita vera, quotidiana, e la gente può rivedersi, può dire “succede anche a me” e sentirsi un po’ meno sola. Mi piace instaurare un rapporto familiare con chi mi legge”

“Come hai vissuto, da noi al Sud, la tua omosessualità quando eri ragazzo? E’ qualcosa che ti ha condizionato nella tua vita e nelle tue scelte (ad esempio trasferirti a Milano)?”

“Essere gay al Sud, così come al Nord, è quasi sempre un dramma, quando sei giovane. Forse qui c’è più invadenza, la famiglia è forse più morbosa e dunque pressante. Hai paura di dirlo agli amici, devi dimostrarti virile (o femminile, se sei lesbica) a scuola, ti neghi i primi amori, ti senti emarginato. Vivi nell’ansia che i tuoi lo scoprano e scoppia la tragedia, fai le prime esperienze vedendole come un peccato. Schivi le occhiate dei vicini e agisci nell’ombra, nelle bugie. È uno schifo”

“Nel tuo ultimo libro edito da Rizzoli “Dillo tu a mammà” si parla, appunto, di Mezzogiorno e di coming-out. Il nostro Sud, secondo te, oggi, è un po’ più aperto nei confronti della comunità omosessuale? O ci sono ancora dei tabù difficili da superare?”

“I tabù sono culturali, perciò riguardano gli italiani e la loro storia, fortemente maschilista. Tante famiglie hanno fatto passi in avanti nell’accettazione dei loro figli gay, ma l’omofobia è sul lavoro, nelle scuole, tra i parenti. Due uomini non possono ancora baciarsi in pubblico, quindi di che stiamo parlando? Però si vedono momenti di gioia: i miei genitori, per esempio, dopo anni di silenzio hanno finalmente deciso di partecipare alla mia vita, hanno conosciuto il mio compagno, e vorrei che fosse così per tutti. La normalità dell’amore”

“Quanto porti con te della tua terra e del tuo essere meridionale nel tuo scrivere e nella tua vita milanese?”

“ Essere meridionale è ciò che mi diverte dello stare a Milano. Mi fa vivere la città con ironia, tormento i vicini che invece mi evitano, e se sento parlare dialetto per strada riconosco i miei simili. Poi, ovvio, mi mancano il mare, la pasta di mamma, il profumo di stalla, ma tengo duro: adda passà”.

 

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